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Olio di palma: origine e usi
L’olio di palma è un olio vegetale che si ottiene dalla spremitura della polpa dei frutti di palma da olio. Un frutto è di piccole dimensioni e si presenta in caschi che possono pesare tra i 20 e 30 kg (ogni frutto contiene circa il 30-35% di olio).
I caschi vengono raccolti ogni sette-dieci giorni e trasportati entro ventiquattro ore agli stabilimenti dove vengono sterilizzati tramite vapore, denocciolati, pressati e filtrati, senza uso di solventi. Da qui, si ottiene l’olio di palma grezzo, che viene poi trasformato attraverso diversi processi di raffinazione a seconda del suo utilizzo.
La Malesia e l’Indonesia sono tra i più grandi produttori di olio di palma, seguiti da India, Cina e alcuni paesi dell’Africa. La produzione si divide tra grandi piantagioni e piccoli proprietari terrieri che in alcuni casi sono inglobati nelle grandi compagnie.
Le sue caratteristiche qualitative/tecnologiche e il suo rapporto qualità/prezzo lo rendono un olio versatile, quindi facilmente adattabile alla necessità del prodotto, e molto vantaggioso. In particolare, ha un rendimento per ettaro maggiore di altri oli presenti sul mercato e richiede inoltre l’utilizzo di poca acqua e pochi concimi e fertilizzanti.
Per questo motivo, è tra gli oli più esportati al mondo [1] e si stima un incremento della produzione mondiale del 40 % circa entro il 2050. Come banalmente si crede, non è usato solamente nel settore alimentare ma anche per la produzione di prodotti cosmetici, prodotti d’igiene personale (sapone, detersivi) e biocarburanti.
Un prodotto dibattuto: perché?
Per far fronte alla crescente domanda di olio di palma, si è registrata una rapida espansione delle piantagioni dal 1990 ad oggi [2]. Per questo motivo, negli ultimi anni, si è dibattuto a livello europeo e internazionale se fosse opportuno continuare a commercializzarlo. In particolare, l’espansione indiscriminata delle aree coltivate ha causato impatti negativi sull’ambiente e sull’ economia delle comunità locali, nonché la perdita di biodiversità.
Molte azioni a livello europeo sono state messe in atto. Nel 2015 una serie di Paesi [3] hanno aderito alla cosiddetta “Dichiarazione di Amsterdam” nella quale si sono impegnati ad approvvigionarsi e a promuovere olio di palma al 100% sostenibile entro il 2020
Allo stesso modo, le istituzioni europee hanno adottato una serie di provvedimenti volti a mettere in pratica misure più restrittive di approvvigionamento e a definire criteri di sostenibilità. In aprile 2017, il Parlamento europeo ha adottato una risoluzione “sull’olio di palma e la deforestazione delle foreste pluviali” [4] nel quale sottolinea l’importanza di assicurare che tutto l’olio di palma che viene introdotto in Europa sia sostenibile, incoraggiando i vari attori coinvolti nella filiera a aderire a schemi di certificazione.
Nel gennaio 2018 è stato proposto dal Parlamento europeo di includere nella revisione della Direttiva sulle energie rinnovabili una misura per eliminare gradualmente l’uso dell’olio di palma dalla produzione di biocarburante entro il 2030 [5].
Sebbene tale proposta sia stata accolta positivamente dal Consiglio, nella versione finale della direttiva è stato richiesto alla Commissione di fare uno studio per la definizione di criteri per biocarburanti e bioliquidi a basso rischio ILUC (Indirect Land Use Change) ossia che non causino ulteriore deforestazione o il cambio di destinazione d’uso dei terreni.
Da questo studio, ha fatto seguito un atto di implementazione che vede l’olio di palma come a elevato rischio ILUC e ne limita il consumo dal 2019 per ogni stato membro, in modo da avere una sensibile diminuzione del suo utilizzo dal 2023 fino ad un completo azzeramento nel 2030.
È prevista una revisione della normativa per il 2021. Da questa misura è scaturita p una reazione negativa da parte di Malesia e Indonesia che hanno denunciato come discriminatorie le politiche attuate dall’Unione europea [6].
WWF Palm Oil Buyers Scorecard per un prodotto sostenibile
Molte aziende hanno iniziato a riflettere sul proprio modo di approvvigionarsi e ad intraprendere azioni volontarie di sostenibilità e tracciabilità oppure ad aderire a standard riconosciuti a livello internazionale. Dieci anni fa, il WWF ha lavorato alla creazione di un metodo per analizzare, valutare e monitorare le azioni di sostenibilità adottate dalle aziende
Il prodotto di questa analisi è il rapporto: “Palm Oil Buyers Scorecard” [7] (scheda di valutazione degli acquirenti di olio di palma), con annessa valutazione sul raggiungimento, o meno, degli obiettivi assunti di approvvigionamento di olio di palma 100% certificato.
Secondo il rapporto, ogni azienda può ottenere un punteggio da 0 a 22 (16 punti per la filiera, 6 per le azioni aggiuntive intraprese), e deve presentare anche gli obiettivi futuri di sostenibilità. Sei sono le azioni che fanno sì che un’azienda sia virtuosa:
- Impegno per un olio di palma sostenibile;
- Acquisto di olio di palma sostenibile certificato (CSPO – Certified Sustainable Palm Oil);
- Adesione alla Tavola Rotonda per l’Olio di Palma Sostenibile (RSPO –Roundtable of Sustainable Palm Oil [8]);
- Coinvolgimento dei propri fornitori in impegni di sostenibilità e di trasparenza (Supplier Accountability);
- Intraprendere azioni di sostenibilità che vanno al di là del RSPO attraverso investimenti;
- Trasparenza.
Oltre ai punti sopraelencati, viene anche richiesto di dimostrare l’intraprendenza di obiettivi “orizzontali”, come supporto di piccoli proprietari terrieri e della comunità o la protezione della biodiversità con particolare attenzione alle zone considerate a rischio. Le aziende sono valutate grazie ai dati da esse forniti alla piattaforma RSPO, che vengono poi trasmessi al WWF. In aggiunta, è richiesto di rispondere ad un questionario e fornire dati a supporto delle informazioni inviate.
Per l’anno 2019, il WWF ha valutato 173 aziende tra rivenditori (54), produttori (108) e società di servizi alimentari (11) provenienti da Australia, Belgio, Canada, Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Indonesia, Irlanda, Italia, Malesia, Paesi Bassi, Polonia, Portogallo, Singapore, Svezia, Svizzera, Regno Unito e Stati Uniti. Di queste 173, 41 compagnie non hanno risposto alle richieste.
Solo cinque compagnie hanno ottenuto un punteggio pari o superiore a 19 - Ferrero, EDEKA, Kaufland, L'Oréal e IKEA. Allo stesso tempo, l’analisi hanno dimostrato che molte aziende purtroppo non hanno fatto i passi in avanti necessari per rendere virtuoso il proprio approvvigionamento e non hanno promosso politiche di sostenibilità.
Conclusioni
Sebbene la strada da percorrere sia ancora lunga, il WWF Palm Oil Buyers Scorecard dimostra che è possibile produrre e comprare olio di palma sostenibile. Boicottare un prodotto o un ingrediente non è la risposta giusta. Solo continuando a fare acquisti consapevoli e responsabili sarà possibile garantire la tutela del territorio ed il rispetto per l’ambiente e le comunità locali.
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[1] Foreign Agricoltural Service/USDA, aprile 2018
[2] European Commission, Study on the environmental impact of palm oil consumption and on existing sustainability standards https://ec.europa.eu/environment/forests/pdf/palm_oil_study_kh0218208enn_new.pdf
[3] Italia, Danimarca, Francia, Germania, Paesi Bassi, Norvegia, Regno Unito
[4] Per la risoluzione: https://www.europarl.europa.eu/doceo/document/TA-8-2017-0098_EN.html?redirect
[5]https://www.europarl.europa.eu/RegData/etudes/ATAG/2018/614706/EPRS_ATA(2018)614706_EN.pdf
[7] Per avere accedere al WWF Palm Oil Buyers Scorecard, https://palmoilscorecard.panda.org/
[8] Per maggiori informazioni sulla certificazione RSPO, consultare il seguente sito internet https://www.rspo.org/
Silvia Tombesi
Laureata in Relazioni Internazionali presso la LUISS Guido Carli di Roma, vive e lavora a Bruxelles da quattro anni. Grazie all’esperienza in Ferrero, è entrata in contatto con il settore alimentare e ne è rimasta affascinata. Attualmente, lavora come Scientific and Regulatory Affairs Officer presso European Association of Sugar Manufacturers (CEFS) dove si occupa di fare analisi legislativa su temi legati alla sicurezza alimentare.