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Smart Farming: Che cos’è l’agricoltura digitale?
Tante definizioni sono state date per quel fenomeno che concerne la digitalizzazione in agricoltura: agricoltura 4.0, smart agriculture, agricoltura di precisione, smart farming, etc. La dicitura di agricoltura 4.0 deriva originariamente dalla denominazione di Industria 4.0 coniata in Germania già nel 2011 per identificare la profonda trasformazione digitale che ha caratterizzato il mondo del design, della produzione e dei servizi dovuta alla “disponibilità ubiqua di tecnologie computazionali fortemente interconnesse e data-intensive” [1,2].
In ogni caso, ciò che accomuna tutte le denominazioni relative al sistema agricolo, è che la gestione delle attività lungo tutta la filiera avviene sulla base di diversi tipi di dati (posizione, clima, status fitosaniario e/o economico-aziendale, etc.) raccolti in varie modalità (sensori, droni, satelliti, etc.). I dati vengono così analizzati e usati per portare avanti processi decisionali più accurati e puntuali, attraverso un monitoraggio costante e specifiche analisi dei cosiddetti big data [3].
La rivoluzione verde in Italia. A che punto siamo?
Come testimoniato dall’ultimo osservatorio Smart Agrifood portato avanti dalla School of Management del Politecnico di Milano, anche in Italia è in corso un processo di rinnovamento digitale; qui il mercato del digitale in agricoltura è pari ad un valore stimato di 450 milioni per il 2019, +22% rispetto al 2018. Ciò conferma un buon posizionamento su uno scenario mondiale anch’esso stimato in crescita (+11%) e pari a 7,8 miliardi di dollari [4].
Questi numeri molto positivi sono indice di un tasso di innovazione che solitamente non si associa al settore agroalimentare che, per una serie di fattori legati a questioni storiche, di struttura produttiva e redditività, ha mostrato negli anni una bassa propensione all’innovazione [5].
Ciò risulta ancora più comprensibile nel caso delle piccole e medie imprese che rappresentano la vera ossatura della struttura produttiva agroalimentare italiana [6]. In questi casi, di fronte al costo e alla complessità legati all’utilizzo di queste tecnologie, esiste un rischio di scarsa accessibilità, spesso descritto in letteratura come digital divide.
Sistemi gestionali: evoluzioni, funzionalità ed applicazioni
Una delle prime tecnologie digitali usate in campo sono stati dei sistemi gestionali (Farm Managenement Information Systems) con funzioni principalmente legate alla rendicontazione economico-finanziaria e di produzione [7]. A metà degli anni ’80 hanno fatto ingresso le prime tecnologie di agricoltura di precisione definite come quell’insieme di strumenti digitali in grado di far fare la cosa giusta, nel giusto posto, al momento e nel modo più corretto [8].
La mole di dati prodotta sul campo è cresciuta sempre più, con mezzi a disposizione (sensori, droni, satelliti) e nuove applicazioni in costante aumento. L’automazione di alcune operazioni sul campo o in serra ne sono un esempio. Attualmente, l’applicazione dell’intero paradigma dell’Internet of Things (IoF) al mondo agroalimentare, permette la raccolta e l’analisi di dati in tempo reale non solo sul campo ma lungo tutta la filiera.
In questo modo dati raccolti in diverse fasi della supply chain possono essere aggregati ed analizzati con diverse finalità. Una su tutte è quella di una migliore tracciabilità e trasparenza delle filiere. Infatti, lo sviluppo e la sempre maggiore applicabilità di tecnologie come le distributed ledger technologies – DLT, già consentono lo scambio di dati in modo efficiente e sicuro lungo le diverse fasi, dal campo alla tavola.
In questo la digitalizzazione del settore potrà portare non solo ad una maggiore produttività e sostenibilità sul campo, ma anche una maggiore trasparenza e quindi ad una più equa distribuzione del valore [9].
Aziende Italiane e Smart Farming
Ciononostante, le sfide legate all’adozione e implementazione delle tecnologie descritte sono tante e diverse, a seconda di che tecnologie e fasi della filiera si considerano. Sempre secondo l’Osservatorio Smart Agrifood, in Italia subito dopo i sistemi di monitoraggio e controllo per mezzi ed attrezzature, sono proprio i software gestionali le tecnologie più presenti sul mercato del digitale.
Questi software offrono diverse funzionalità tra cui quelle tipiche del cosiddetto “quaderno di campagna” che registra trattamenti, raccolte e prodotti, previsioni e storico meteo, ma anche più aziendali come la gestione dei costi o la registrazione dei prezzi, la contabilità e la gestione del magazzino e della tracciabilità [11]. Pertanto, queste tecnologie rappresentano in molti casi uno strumento versatile e facile da utilizzare e sono quindi già note e adottate da molte aziende agricole.
Nei progetti di ricerca più recenti questi nuovi gestionali sono pensati come delle vere e proprie piattaforme dove l’imprenditore non solo organizza più efficacemente la gestione interna della sua azienda, ma anche le sue relazioni con i soggetti esterni – come ad esempio la pubblica amministrazione, agronomi e/o fornitori di prodotti e servizi [12].
Per queste caratteristiche, i gestionali moderni sono delle tecnologie Smart Farming che mostrano enormi potenzialità, per una digitalizzazione delle prime fasi delle filiere agroalimentari che spesso coinvolgono anche aziende di dimensioni più ridotte.
Adozione di tecnologie Smart Farming: drivers e barriere
Di fronte a tanto potenziale, rimangono alcune criticità legate all’adozione e l’utilizzo di queste specifiche tecnologie, ma che riguardano più in generale molte appartenenti al digitale. Un primo grande ostacolo risiede nel design di questi devices, dovuti a interfacce complicate poco intellegibili per un neofita del digitale e all’utilizzo di un linguaggio complesso che ne rendono l’utilizzo difficoltoso e poco pratico [14].
Alcune di queste caratteristiche sono ancora più problematiche per users con età avanzata e/o con basso livello d’istruzione; diversi studi infatti dimostrano come gli agricoltori più anziani si dimostrano riluttanti di fronte all’utilizzo tecnologie digitali in campo, soprattutto a causa di scarse competenze digitali.
Inoltre, numerosi studi mostrano che è anche la dimensione aziendale a giocare un ruolo decisivo [15]; in molti casi la gestione di aziende più estese si presta maggiormente all’implementazione di tecnologie digitali (e.g. tecnologie di precisione a rateo variabile) e richiedono una gestione più complessa e data-driven [16].
D’altra parte, aziende più grandi e strutturate sono in grado di investire maggiormente ed assorbire i costi. Vi sono infine delle criticità più infrastrutturali, legati alla difficile comunicabilità tra tecnologie diverse e alla difficoltà nella trasmissione del dato (interoperability). Ciò è dovuto ai diversi tipi di tecnologie utilizzate su tutta la filiera e alla mancanza di un unico standard di dati condiviso [17].
Ciò che può accadere di fronte a questo insieme di barriere alla digitalizzazione è che solo una parte di aziende potrebbe riuscire a superarle. Questo fenomeno è anche conosciuto come digital divide, ed è osservato anche in ambito agricolo; in sostanza solo aziende che detengono alcune caratteristiche riescono ad accedere ad alcune innovazioni, mentre altre rimangono indietro [18,19]. Nel caso italiano, con un’importante presenza di aziende agricole familiari, piccole e medie, a rimanere indietro potrebbe essere una parte importante del panorama produttivo.
Rischi ed opportunità: Big data, digital divide ed il ruolo della Governance di filiera
Su questo tema, può giocare un ruolo fondamentale la collaborazione a cui molte volte si fa riferimento quando si parla di filiere produttive. In tutto il settore agroalimentare si osservano spesso vari tipi di collaborazione orizzontale e verticale, alla base di diverse strategie aggregative sia a monte che a valle. Si pensi alle cosiddette strutture organizzative ibride (hybrids) [20] come cooperative, consorzi, distretti o ai più nuovi contratti di rete.
Queste rappresentano una risposta organizzativa ad una necessità di aggregazione; dal raggiungimento di volume produttivo per una più efficiente distribuzione e commercializzazione, alla realizzazione di investimenti comuni e/o strategie di internazionalizzazione.
Nuove strategie organizzative sono e dovranno essere messe in campo anche per quanto riguarda la digitalizzazione del settore agroalimentare. In questo caso la necessità di collaborare non riguarda solo l’aspetto – seppur decisivo – di far fronte ad investimenti notevoli, ma anche l’attivazione di un ecosistema di competenze e risorse (assistenza tecnica, consulenza tecnologica, etc.) la cui accessibilità risulterebbe ardua per singole piccole aziende.
Infine, il ruolo che la governance dei rapporti di filiera gioca su temi come privacy e sicurezza del dato. Diversi contributi in letteratura testimoniano come gli imprenditori agricoli siano talvolta restii a condividere i propri dati con altri soggetti esterni alla propria azienda [21,22]. D’altra parte, sebbene l’Unione Europea riconosca ai soggetti “generatori” dei dati la proprietà su di essi, ad oggi lo strumento giuridico di tutela rimane quello dei codici di condotta [23].
Questi strumenti, per quanto necessari a riempire un vuoto normativo, non solo rimangono atti promossi volontariamente e non coercitivi ma risultano anche molto complessi per alcuni soggetti come agricoltori e piccoli produttori. In questi termini, la presenza di strutture organizzative aggregative possono giocare un ruolo fondamentale per una digitalizzazione che sia bottom-up ed inclusiva, non lasciando indietro nessuno.
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- Osservatorio SmartAgrifood IL DIGITALE È SERVITO! Dal campo allo scafale, la filiera agroalimentare è sempre più smart. 2020.
- Capitanio, F.; Coppola, A.; Pascucci, S. Product and process innovation in the Italian food industry. Agribusiness 2010, 26, 503–518, doi:10.1002/agr.20239.
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Carlo Giua
Sono un dottorando in Economia e Politica Agroalimentare, Dipartimento di Scienze e Tecnologie Agro-Alimentari. Il mio ambito di ricerca è quello della digitalizzazione del settore agroalimentare, con un focus su innovazioni tecnologiche ed organizzative che riguardano piccole e medie aziende agricole. Nello specifico studio i determinanti dell’adozione di alcune tecnologie smart farming ed il ruolo che la governance di filiera gioca nel processo di digitalizzazione.