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Glifosate nei corsi d’acqua: è davvero colpa degli agricoltori?

Il glifosate è in uso dagli anni '70 e da allora il suo impiego è stato approvato in oltre 130 paesi, dove le autorità di sicurezza ambientale e alimentare ne monitorano costantemente i rischi e gli effetti dannosi. Tra queste agenzie figurano l'Agenzia per la Protezione Ambientale degli Stati Uniti (US EPA) e l'Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare (EFSA).

30 Aprile 2025
in Blog, Sostenibilità
Reading Time: 7 mins read
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Indice

Introduzione

Se avete un orto o un giardino, probabilmente lo conoscete già: il glifosate, o glifosato, è uno degli erbicidi più diffusi al mondo. Conosciuto anche con il nome commerciale “Roundup” o con la dicitura generica “diserbante totale”, è considerato l’erbicida per eccellenza per via della sua efficacia, semplicità d’uso e diffusione.

Il glifosate è in uso dagli anni ’70 e da allora il suo impiego è stato approvato in oltre 130 paesi, dove le autorità di sicurezza ambientale e alimentare ne monitorano costantemente i rischi e gli effetti dannosi. Tra queste agenzie figurano l’Agenzia per la Protezione Ambientale degli Stati Uniti (US EPA) e l’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare (EFSA).

Come funziona il glifosate?

Meccanismo d’azione

Il meccanismo d’azione del glifosate è relativamente semplice: blocca la capacità delle piante di produrre una sostanza essenziale per sopravvivere, la glicina. Questo non ha effetti sugli animali o sugli esseri umani, che invece assumono la glicina attraverso l’alimentazione, senza bisogno di produrla autonomamente come fanno le piante.

Perché è così diffuso?

Il successo del glifosate è dovuto a diversi fattori: è economico, efficace, ha una bassa tossicità per gli animali e una persistenza nell’ambiente relativamente limitata. A più di vent’anni dalla scadenza del brevetto, rimane l’agrofarmaco di gran lunga più utilizzato al mondo, tanto che persino le grandi aziende del settore, come Monsanto e Bayer, non hanno trovato motivo di sviluppare alternative.

campi con glifosato

Da dove nasce la cattiva reputazione?

La classificazione dello IARC

Nel 2015, lo IARC (Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro) ha classificato il glifosate come “probabilmente cancerogeno per l’uomo” (Gruppo 2A). È importante precisare che questa classificazione si basa sulla pericolosità intrinseca, non sul rischio effettivo di esposizione. Lo stesso gruppo include il lavoro notturno, il consumo di bevande molto calde e di carni rosse.

Cosa dicono le altre agenzie?

Le principali agenzie di regolamentazione, tra cui EFSA, BfR, US EPA, OMS e FAO, hanno concluso tra il 2015 e il 2022 che il glifosate non rappresenta un rischio cancerogeno per l’uomo. Inoltre, sono emerse critiche sul processo decisionale dello IARC, evidenziando esclusioni ingiustificate di studi contrari alla sua conclusione.

Il glifosate è davvero un veleno?

Effetti sulla salute

Molte delle accuse mosse a questa sostanza derivano da una comprensione parziale delle sue caratteristiche. Il glifosate agisce solo sulle piante e non ha effetti sugli organismi superiori. L’US EPA e l’EFSA hanno confermato che non interferisce con il sistema endocrino.

Il ruolo dei detergenti industriali

È vero, però, che il glifosate può persistere nell’ambiente. Quando viene rilasciato nel suolo o nei corsi d’acqua, parte delle sue molecole si lega al terreno, riducendo la sua assimilabilità da parte degli organismi. Il glifosate libero viene rapidamente degradato in acido aminometilfosfonico (AMPA), una sostanza con potenziale tossicità simile ma che si degrada ulteriormente in composti inerti.

Inquinamento da glifosate nei corsi d’acqua: chi è il colpevole?

La diffusione del glifosate nei fiumi

Tracce di glifosate si trovano praticamente ovunque, anche nei corsi d’acqua europei. Tuttavia, le concentrazioni rilevate sono basse e rappresentano un rischio minimo.

Non tutto il glifosate presente nei corsi d’acqua deriva dall’agricoltura. Studi dell’università di Tubinga hanno dimostrato che, in molti casi, l’aumento della concentrazione di glifosate è legato agli impianti di trattamento delle acque reflue urbane e non all’attività agricola.

corso d'acqua

Il ruolo dei detergenti industriali

Dal 2009 si sapeva che alcuni detergenti industriali e domestici (i poliamminofosfonati) potevano degradarsi e trasformarsi in AMPA. Lo studio suggerisce che questi composti potrebbero generare non solo AMPA, ma anche glifosate, contribuendo alla contaminazione di fondo dei corsi d’acqua europei.

Conclusioni

Il glifosate è un erbicida largamente diffuso, spesso oggetto di dibattiti e controversie. Tuttavia, le principali agenzie scientifiche non hanno riscontrato evidenze di pericolosità per la salute umana nelle condizioni d’uso attuali. Inoltre, studi recenti suggeriscono che gran parte della contaminazione nei corsi d’acqua non è di origine agricola, ma urbana. Prima di adottare decisioni drastiche, è fondamentale basarsi su evidenze scientifiche solide e non su paure infondate.

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Speriamo che tu abbia trovato la lettura di questo articolo sulla parole chiave interessante. Per altri contenuti simili, consulta la sezione SOSTENIBILITÀ  del nostro sito web. E se vuoi restare sempre al passo con le ultime novità in fatto di Agrifood, iscriviti alla nostra Newsletter!

Bibliografia

[1] Glyphosate: Discovery, Development, Applications, And Properties. Gerald M. Dill, R. Douglas Sammons, Paul C. C. Feng, Frank Kohn, Keith Kretzmer, Akbar Mehrsheikh, Marion Bleeke, Joy L. Honegger, Donna Farmer, Dan Wright, and Eric A. Haupfear. In: Glyphosate Resistance in Crops and Weeds: History, Development, and Management. By: Vijay K. Nandula. © 2010 John Wiley and sons, Inc.
[2] Glyphosate Issue Paper: Evaluation of Carcinogenic Potential. US EPA. 
[3] Gli equivoci sul glifosato. Elena Cattaneo. La Repubblica, 1/12/2017.
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[5] Fake News: Il caso glifosato. Roberto Defez. 
[6] IARC’s Glyphosate-gate Scandal. Geoffrey Kabat. Forbes 2017. 
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[9] https://extension.psu.edu/glyphosate-roundup-understanding-risks-to-human-health
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[11] Distribution of glyphosate and aminomethylphosphonic acid (AMPA) in agricultural topsoils of the European Union. Vera Silva, Luca Montanarella, Arwyn Jones, Oihane Fernández-Ugalde, Hans G.J. Mol, Coen J. Ritsema, Violette Geissen. 2018. Science of the Total Environment. 
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Immagine di Enrico Buscaroli

Enrico Buscaroli

Enrico Buscaroli ha conseguito il Dottorato di Ricerca in Scienze e Tecnologie Agrarie, Alimentari e Ambientali presso l'Università di Bologna nel 2017, dopo una formazione in Scienze Agroforestali e Ambientali. Ha maturato esperienza sia nel settore privato, nel controllo qualità agroalimentare, sia in ambito accademico, ricoprendo ruoli di assegnista di ricerca e tutor didattico presso l'Università di Bologna. Ha contribuito a progetti di ricerca internazionali su sostenibilità ambientale e trasferimento tecnologico, ottenendo riconoscimenti come l’Intellectual Property Award 2021 e premi per progetti innovativi nel settore della ricerca e sviluppo. Nel 2022 ha conseguito un Executive MBA in Business Innovation presso la MIB Trieste School of Management.

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