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Olio di palma: una strada verso la sostenibilità

Negli ultimi anni, molte aziende si sono impegnate a rendere le proprie filiere più sostenibili attraverso l’adozione di programmi volontari di tracciabilità o di standard riconosciuti a livello internazionali. Tra i prodotti più dibattuti, sicuramente l’olio di palma ricopre un ruolo centrale. Scopriamo insieme quali azioni sono state intraprese attraverso un’iniziativa del WWF chiamata Palm Oil Buyers Scorecard.

24 Aprile 2023
in Blog, Sostenibilità
Reading Time: 6 mins read
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Indice

Olio di palma: origine e usi

L’olio di palma è un olio vegetale che si ottiene dalla spremitura della polpa dei frutti di palma da olio. Un frutto è di piccole dimensioni e si presenta in caschi che possono pesare tra i 20 e 30 kg (ogni frutto contiene circa il 30-35% di olio).

I caschi vengono raccolti ogni sette-dieci giorni e trasportati entro ventiquattro ore agli stabilimenti dove vengono sterilizzati tramite vapore, denocciolati, pressati e filtrati, senza uso di solventi. Da qui, si ottiene l’olio di palma grezzo, che viene poi trasformato attraverso diversi processi di raffinazione a seconda del suo utilizzo.

La Malesia e l’Indonesia sono tra i più grandi produttori di olio di palma, seguiti da India, Cina e alcuni paesi dell’Africa. La produzione si divide tra grandi piantagioni e piccoli proprietari terrieri che in alcuni casi sono inglobati nelle  grandi compagnie. 

Le sue caratteristiche qualitative/tecnologiche e il suo rapporto qualità/prezzo lo rendono un olio versatile, quindi facilmente adattabile alla necessità del prodotto, e molto vantaggioso. In particolare, ha un rendimento per ettaro maggiore di altri oli presenti sul mercato e richiede inoltre l’utilizzo di poca acqua e pochi concimi e fertilizzanti. 

Per questo motivo, è tra gli oli più esportati al mondo [1] e si stima un incremento della produzione mondiale del 40 % circa entro il 2050. Come banalmente si crede, non è usato solamente nel settore alimentare ma anche per la produzione di prodotti cosmetici, prodotti d’igiene personale (sapone, detersivi) e biocarburanti.

Un prodotto dibattuto: perché?

Per far fronte alla crescente domanda di olio di palma, si è registrata una rapida espansione delle piantagioni dal 1990 ad oggi [2]. Per questo motivo, negli ultimi anni, si è dibattuto a livello europeo e internazionale se fosse opportuno continuare a commercializzarlo. In particolare, l’espansione indiscriminata delle aree coltivate ha causato impatti negativi sull’ambiente e sull’ economia delle comunità locali, nonché la perdita di biodiversità. 

Molte azioni a livello europeo sono state messe in atto. Nel 2015 una serie di Paesi [3] hanno aderito alla cosiddetta “Dichiarazione di Amsterdam” nella quale si sono impegnati ad approvvigionarsi e a promuovere olio di palma al 100% sostenibile entro il 2020

Allo stesso modo, le istituzioni europee hanno adottato una serie di provvedimenti volti a mettere in pratica misure più restrittive di approvvigionamento e a definire criteri di sostenibilità. In aprile 2017, il Parlamento europeo ha adottato una risoluzione “sull’olio di palma e la deforestazione delle foreste pluviali” [4] nel quale sottolinea l’importanza di assicurare che tutto l’olio di palma che viene introdotto in Europa sia sostenibile, incoraggiando i vari attori coinvolti nella filiera a aderire a schemi di certificazione.  

Nel gennaio 2018 è stato proposto dal Parlamento europeo di includere nella revisione della Direttiva sulle energie rinnovabili una misura per eliminare gradualmente l’uso dell’olio di palma dalla produzione di biocarburante entro il 2030 [5]. 

Sebbene tale proposta sia stata accolta positivamente dal Consiglio, nella versione finale della direttiva è stato richiesto alla Commissione di fare uno studio per la definizione di criteri per biocarburanti e bioliquidi a basso rischio ILUC (Indirect Land Use Change) ossia che non causino ulteriore deforestazione o il cambio di destinazione d’uso dei terreni. 

Da questo studio, ha fatto seguito un atto di implementazione che vede l’olio di palma come a elevato rischio ILUC e ne limita il consumo dal 2019 per ogni stato membro, in modo da avere una sensibile diminuzione del suo utilizzo dal 2023 fino ad un completo azzeramento nel 2030. 

È prevista una revisione della normativa per il 2021. Da questa misura è scaturita p una reazione negativa da parte di Malesia e Indonesia che hanno denunciato come discriminatorie le politiche attuate dall’Unione europea [6].

WWF Palm Oil Buyers Scorecard per un prodotto sostenibile

Molte aziende hanno iniziato a riflettere sul proprio modo di approvvigionarsi e ad intraprendere azioni volontarie di sostenibilità e tracciabilità oppure ad aderire a standard riconosciuti a livello internazionale. Dieci anni fa, il WWF ha lavorato alla creazione di un metodo per analizzare, valutare e monitorare le azioni di sostenibilità adottate dalle aziende

Il prodotto di questa analisi è il rapporto: “Palm Oil Buyers Scorecard” [7] (scheda di valutazione degli acquirenti di olio di palma), con annessa valutazione sul raggiungimento, o meno, degli obiettivi assunti di approvvigionamento di olio di palma 100% certificato.

Secondo il rapporto, ogni azienda può ottenere un punteggio da 0 a 22 (16 punti per la filiera, 6 per le azioni aggiuntive intraprese), e deve presentare anche gli obiettivi futuri di sostenibilità. Sei sono le azioni che fanno sì che un’azienda sia virtuosa:

  • Impegno per un olio di palma sostenibile;
  • Acquisto di olio di palma sostenibile certificato (CSPO – Certified Sustainable Palm Oil);
  • Adesione alla Tavola Rotonda per l’Olio di Palma Sostenibile (RSPO –Roundtable of Sustainable Palm Oil [8]);
  • Coinvolgimento dei propri fornitori in impegni di sostenibilità e di trasparenza (Supplier Accountability);
  • Intraprendere azioni di sostenibilità che vanno al di là del RSPO attraverso investimenti;
  • Trasparenza.
 

Oltre ai punti sopraelencati, viene anche richiesto di dimostrare l’intraprendenza di obiettivi “orizzontali”, come supporto di piccoli proprietari terrieri e della comunità o la protezione della biodiversità con particolare attenzione alle zone considerate a rischio. Le aziende sono valutate grazie ai dati da esse forniti alla piattaforma RSPO, che vengono poi trasmessi al WWF. In aggiunta, è richiesto di rispondere ad un questionario e fornire dati a supporto delle informazioni inviate.

Per l’anno 2019, il WWF ha valutato 173 aziende tra rivenditori (54), produttori (108) e società di servizi alimentari (11) provenienti da Australia, Belgio, Canada, Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Indonesia, Irlanda, Italia, Malesia, Paesi Bassi, Polonia, Portogallo, Singapore, Svezia, Svizzera, Regno Unito e Stati Uniti. Di queste 173, 41 compagnie non hanno risposto alle richieste. 

Solo cinque compagnie hanno ottenuto un punteggio pari o superiore a 19 - Ferrero, EDEKA, Kaufland, L'Oréal e IKEA. Allo stesso tempo, l’analisi hanno dimostrato che molte aziende purtroppo non hanno fatto i passi in avanti necessari per rendere virtuoso il proprio approvvigionamento e non hanno  promosso politiche di sostenibilità.

Conclusioni

Sebbene la strada da percorrere sia ancora lunga, il WWF Palm Oil Buyers Scorecard dimostra che è possibile produrre e comprare olio di palma sostenibile. Boicottare un prodotto o un ingrediente non è la risposta giusta. Solo continuando a fare acquisti consapevoli e responsabili sarà possibile garantire la tutela del territorio ed il rispetto per l’ambiente e le comunità locali.

Per altri contenuti simili, consulta la sezione Blog del nostro sito web. E se vuoi restare sempre al passo con le ultime novità in fatto di Agrifood, iscriviti alla nostra Newsletter!

 

 

 

Bibliografia

[1] Foreign Agricoltural Service/USDA, aprile 2018

[2] European Commission, Study on the environmental impact of palm oil consumption and on existing sustainability standards https://ec.europa.eu/environment/forests/pdf/palm_oil_study_kh0218208enn_new.pdf

[3] Italia, Danimarca, Francia, Germania, Paesi Bassi, Norvegia, Regno Unito

[4] Per la risoluzione: https://www.europarl.europa.eu/doceo/document/TA-8-2017-0098_EN.html?redirect

[5]https://www.europarl.europa.eu/RegData/etudes/ATAG/2018/614706/EPRS_ATA(2018)614706_EN.pdf

[6] https://www.reuters.com/article/us-indonesia-palm-eu/indonesia-files-wto-palm-oil-suit-as-tensions-with-eu-grow-idUSKBN1YJ0DG

[7] Per avere accedere al WWF Palm Oil Buyers Scorecard, https://palmoilscorecard.panda.org/

[8] Per maggiori informazioni sulla certificazione RSPO, consultare il seguente sito internet https://www.rspo.org/

Immagine di Silvia Tombesi

Silvia Tombesi

Laureata in Relazioni Internazionali presso la LUISS Guido Carli di Roma, vive e lavora a Bruxelles da quattro anni. Grazie all’esperienza in Ferrero, è entrata in contatto con il settore alimentare e ne è rimasta affascinata. Attualmente, lavora come Scientific and Regulatory Affairs Officer presso European Association of Sugar Manufacturers (CEFS) dove si occupa di fare analisi legislativa su temi legati alla sicurezza alimentare.

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Tags: olio di palmasostenibilità dei prodotti alimentari
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