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Rintracciabilità e tracciabilità degli alimenti, burocrazia si sposa con sicurezza
Sono alcuni anni che si parla sempre più spesso di sicurezza alimentare. Questo in rapporto sia al mercato che al consumatore. Poter disporre di alimenti sicuri e sani è diventato oggi uno dei principi fondamentali del nostro vivere quotidiano, che si sposa in pieno con i principi comunitari che hanno come obiettivo primario la salute e il benessere dei cittadini.
Strettamente legata alla sicurezza alimentare è la tracciabilità degli alimenti. Essa oggi si declina in tanti modi e consente in pratica di seguire il percorso di un prodotto agricolo o alimentare secondo quella felice espressione utilizzata nel marketing pubblicitario “dal campo alla tavola” [1].
Ma spesso, anche dagli addetti ai lavori, viene dimenticata l’importanza della “rintracciabilità”. Per rintracciabilità si intende la possibilità di ricostruire a ritroso il percorso di un cibo o di una materia prima destinata ad entrare a far parte di un alimento attraverso tutte le fasi della produzione, dalla distribuzione fino all’azienda agricola dove è stato raccolto. Lo scopo è quello di far sì che tutto ciò che entra nella catena alimentare conservi traccia della propria storia, per poter intervenire tempestivamente ogni qual volta dovesse occorrere.
Generalmente, per far ciò, si utilizzano le “tracce” e cioè la documentazione raccolta dai vari operatori coinvolti nella supply chain. Ciò consente di risalire ad un certo lotto in caso di emergenze (o anche di difformità amministrative) e consentire al produttore e agli organi di controllo di gestire e controllare eventuali situazioni indesiderate o di non conformità.
La tracciabilità degli alimenti e il pericolo di frode
Si è però consapevoli che i processi di trasformazione e di produzione degli alimenti, che si avvalgono di tecniche sempre più avanzate, ma anche più complesse, agevolano la possibilità di commettere frodi, tra un passaggio e l’altro del prodotto. E questo mette a repentaglio la salute del consumatore, causando disagi più o meno gravi.
Anche se il sistema dei controlli e delle certificazioni è andato evolvendosi di pari passo con l’innovazione dei processi produttivi, permane ancora, nell’opinione pubblica, un clima di cautela se non di sfiducia nei confronti dei prodotti acquistati. E questo capita soprattutto in occasione del sopraggiungere di informazioni su contaminazioni o sofisticazioni di cibi di largo consumo.
Inoltre, l’iperbolica produzione di documenti e certificati previsti dalle norme, che dovrebbero garantire la sicurezza e la trasparenza, agevola pur sempre il rischio di manipolazioni nei tanti punti di controllo, che investono la produzione, la trasformazione, il confezionamento e infine il trasporto. Spesso le norme e i piani di controllo sono orientati al rilascio delle certificazioni e non anche a lasciare tracce lungo il percorso, tali da risalire con facilità ed immediatezza ai singoli lotti di produzione [2]
La blockchain nell’agrifood, anche l’innovazione ha i suoi limiti
Oggi, l’innovazione più importante per la tracciabilità degli alimenti è considerata la blockchain. La cosiddetta “catena dei blocchi”, ossia la tecnologia del registro pubblico e trasparente, finora appannaggio del mondo della finanza, sta trasformando il modus operandi di molte imprese dell’agrifood in tutto il mondo. E ciò ha ricadute positive su tutti gli attori delle filiere di distribuzione di prodotti e servizi, dal produttore fino al consumatore finale.
La blockchain, come si sa, registra in modo sicuro eventi garantendone la sicurezza, la distribuzione e l’inconfutabilità. Ma non tutti sanno che la blockchain non entra nel merito dei contenuti. Essa non fa altro che notarizzare in maniera immutabile le informazioni che entrano nel sistema. E se queste informazioni non sono attendibili, non è colpa della blockchain, che si limita solo a rendere sicuro il processo.
Ecco l’importanza di poter definire e individuare l’informazione di partenza. Questa non può derivare, come avviene tuttora, dai processi tradizionali di controllo, spesso solo di tipo amministrativo. Ma deve essere rilevata in modo tale da poter garantire l’inequivocabilità dell’origine di un prodotto o della materia prima di cui si compone.
La blockchain conserva la propria importanza nei moderni processi di tracciabilità. Ma proprio quest’ultimo termine ci ricorda l’importanza, non solo di certificare un processo, ma di “tracciare” l’origine e le caratteristiche biochimiche e molecolari di un alimento e verificare che tali caratteristiche rimangano tali fino alla tavola del consumatore [3].
La sfida di Farzati Tech per la tracciabilità degli alimenti: il BluDev® e il Foodpassport®
Una soluzione al problema della corretta informazione da caricare in blockchain deve considerare i due aspetti che in qualche modo possono sembrare antitetici: la natura organica del prodotto da tracciare e l’esigenza di avere un’informazione digitale di base da immettere nel sistema.
La tecnologia che ha messo a punto la Farzati Tech srl, frutto anche di ricerche fatte in collaborazione con importanti Atenei nazionali e di esperienze che l’azienda ha maturato in altri settori come l’aerospazio, sembra rispondere a questa esigenza.
La sfida che la startup salernitana ha lanciato nel sistema agroalimentare sul tema della tracciabilità e rintracciabilità si chiama “BluDev®”, una tecnologia che parte dall’origine, attraverso la mappatura biochimica e molecolare del prodotto, resa digitale attraverso l’impiego dell’intelligenza artificiale.
Una biofingerprint, un’impronta rilevata cioè con un dispositivo che traccia e fa una mappatura delle molecole che compongono il prodotto e da essa prende inizio il percorso di tracciabilità in blockchain.
Il tutto attraverso un device portatile, uno scanner molecolare che la Farzati ha ingegnerizzato e che sta ulteriormente miniaturizzando, che consente in pochi secondi di leggere l’impronta del prodotto, con certezza inequivocabile dell’origine [4].
I vantaggi della tecnologia BluDev®
Il BluDev® è anche in grado di monitorare il prodotto lungo la sua shelf-life, verificando in ogni momento che l’impronta sia sempre quella iniziale, ed è in grado anche di determinare l’evoluzione biochimica che nel tempo il prodotto stesso subisce, arrivando anche a determinare la presenza di eventuali contaminanti indesiderati.
L’adozione della tecnologia BluDev® consente al cliente, azienda agricola o agroindustriale, di poter accedere al rilascio del Foodpassport®, il “passaporto del cibo”, per qualsiasi prodotto alimentare, solido, liquido o in polvere, dove il prodotto è etichetta di sé stesso. La sfida di riuscire a “digitalizzare il cibo” può dirsi vinta, riuscire cioè a fornire ad un prodotto reale, un’impronta digitale univoca e inconfondibile [5].
Questo significa che sarà possibile passare dall’abusato Made in Italy ad un più autorevole e significativo “Born in Italy”, certificando inequivocabilmente la vera origine del cibo italiano.
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Farzati Tech
La blockchain è la più importante innovazione nel campo della tracciabilità alimentare. Essa, però, ha i suoi limiti nell’informazione di base immessa nel sistema. La sfida lanciata dalla Farzati Tech, attraverso il BluDev®, è quella di poter garantire lungo tutta la filiera l’inequivocabilità dell’impronta biochimica iniziale del prodotto.
- Ferrucci – La tracciabilità dei prodotti alimentari, tra sicurezza e comunicazione – Agraria.org, dicembre 2018.
- I principali adempimenti per le imprese alimentari – CCIAA di Torino, 2014.
- Jovacchini, G. Ciardella – Tracciabilità e sostenibilità dei prodotti nell’era della blockchain – Blockchain4Innovation, febbraio 2020.
- Borrelli – Per la tracciabilità nell’agroalimentare la Campania è leader: l’esperienza della startup Farzati Tech – Terrà è Vita Edagricole, maggio 2020.
- – Blockchain e tracciabilità alimentare, Farzati Tech promuove ricerce e finanzia una borsa di studio – Il Denaro, settembre 2020.
Giorgio Ciardella
20 anni di Esperienza come sviluppatore e Project Manager in ambito ICT nei settori TLC, e Logistica in GDO e AeroSpazio.
Creatore e Sviluppatore della tecnologia BluDev® per la tracciabilità del food tramite l’acquisizione della BioFingerPrint.
Italo Santangelo
Agronomo, pubblicista, dal 1978 al 2017 in Regione Campania Assessorato all’agricoltura. Esperto nel campo della promozione e comunicazione dell’agroalimentare tipico di qualità e in particolare nella elaborazione dei dossier a corredo delle istanze di riconoscimento dop/igp food. Opera nel campo dello scouting dell’innovazione ed è cofounder della startup Farzati Tech.