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“The power of good bacteria” per la valorizzazione dei prodotti caseari

Nel settore caseario, negli ultimi anni, stiamo assistendo ad un’evoluzione delle necessità dei consumatori legate sia alle occasioni di consumo che alle caratteristiche nutrizionali dei formaggi stessi. La produzione di formaggi attenti al benessere dei consumatori, in linea con le numerose diete alimentari, e allo stesso tempo gustosi, è una delle sfide a cui l’industria alimentare può rispondere attraverso l’impiego di colture di maturazione ausiliarie che, nella fase di stagionatura, o shelf-life del prodotto nel caso dei freschi, possono influenzare positivamente le caratteristiche chimico-fisiche del prodotto finale.

31 Gennaio 2024
in Blog, Ricerca e Sviluppo
Reading Time: 8 mins read
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Indice

 Settore caseario in Europa: cosa cercano i consumatori?

Il formaggio è uno dei comparti che traina maggiormente il settore agroalimentare europeo. Con ben 27 kg pro-capite, il Paese con i consumi più alti è la Francia, seguita da Danimarca, Islanda, Finlandia, Germania e Italia (23 kg).  Inoltre, secondo Euromonitor International, nei prossimi cinque anni si assisterà ad un aumento del 2% sui consumi dei prodotti caseari su scala mondiale.

L’effetto più interessante, tuttavia, riguarda l’orientamento delle scelte dei consumatori per questa tipologia di prodotti. Infatti, i consumatori di oggi sono sempre più esigenti e desiderosi di sperimentare quanti più possibili gusti nuovi e diversi, senza rinunciare agli aspetti nutrizionali e funzionali. 

Questo apre tantissime opportunità di mercato e conferma la tendenza della produzione industriale ad allontanarsi da un approccio produttivo “taglia unica”, per dirigersi verso una personalizzazione degli alimenti sempre maggiore. Questo permette di soddisfare le esigenze culturali e nutrizionali più diverse (Fig.1) [1].

prodotti caseari foto 1
Fig.1 – I consumatori si dirigono verso la scelta di prodotti caseari desiderabili e allo stesso tempo con caratteristiche specifiche che soddisfino i loro bisogni nutrizionali e dietetici.

Ma quali sono i trend, e dunque le sfide, più di impatto nel settore lattiero-caseario?  Sicuramente le nuove abitudini dei consumatori vanno verso la scelta di prodotti salutistici, come formaggi a ridotto contenuto di grassi, sale o a basso contenuto di lattosio e dunque adatti per gli intolleranti (trend ‘free from’), o arricchiti in proteine o probiotici legati al benessere intestinale.

Ciò nonostante, pur ricercando formaggi funzionali, i consumatori non intendono rinunciare al gusto, rendendo necessaria l’applicazione di nuove tecnologie che permettano di ottenere prodotti al tempo stesso desiderabili e con un buon profilo nutrizionale.

Cresce, inoltre, l’atteggiamento di ricerca dei consumatori verso formaggi con profili organolettici, soprattutto aroma e sapore, innovativi e mai proposti prima [2].

 Flavor design per nuove esperienze di consumo

Per consentire ai produttori di ottenere formaggi con le qualità desiderate in termini di sapore, consistenza e gusto, la ricerca nell’ambito delle tecnologie alimentari si è diretta verso lo sviluppo di soluzioni innovative che permettano di agire sul profilo aromatico partendo dalle colture microbiche impiegate nei processi di caseificazione e soprattutto di maturazione, fase in cui l’attività metabolica dei microrganismi è essenziale per conferire ad un formaggio le sue qualità organolettiche peculiari.

Ciò nonostante, pur ricercando formaggi funzionali, i consumatori non intendono rinunciare al gusto, rendendo necessaria l’applicazione di nuove tecnologie che permettano di ottenere prodotti al tempo stesso desiderabili e con un buon profilo nutrizionale.

Cresce, inoltre, l’atteggiamento di ricerca dei consumatori verso formaggi con profili organolettici, soprattutto aroma e sapore, innovativi e mai proposti prima [2].

Infatti, il formaggio può essere considerato un ecosistema bio-complesso colonizzato da un gruppo eterogeneo di microrganismi, noto come flora del formaggio, derivante dal latte crudo, dai fermenti o da colture ausiliarie.

A contribuire maggiormente alle caratteristiche sensoriali dell’alimento è proprio la flora microbica, grazie alla sua interazione con le proteine, i grassi e i carboidrati del latte principalmente durante la fase di “stagionatura” [3]. 

Alcuni formaggi appena fatti hanno un sapore piuttosto salato o insipido poiché è nel periodo di stagionatura che si sviluppa il gusto, quando i microrganismi iniziano a scomporre i macroelementi producendo composti percepibili (acidi organici volatili, peptidi, amminoacidi).

Ciò nonostante, pur ricercando formaggi funzionali, i consumatori non intendono rinunciare al gusto, rendendo necessaria l’applicazione di nuove tecnologie che permettano di ottenere prodotti al tempo stesso desiderabili e con un buon profilo nutrizionale.

Cresce, inoltre, l’atteggiamento di ricerca dei consumatori verso formaggi con profili organolettici, soprattutto aroma e sapore, innovativi e mai proposti prima [2].

Sono tre le reazioni che alterano le proprietà fisiche e chimiche del formaggio lavorato: metabolismo del lattosio residuo, proteolisi e lipolisi [4].

Oltre agli starter microbici impiegati nella fase fermentativa iniziale, maggiormente coinvolti nelle reazioni di proteolisi, sono i batteri lattici non starter (NSLAB) i principali contributori ed esaltatori del profilo aromatico. 

Grazie alla loro attività enzimatica, i NSLAB sono in grado di ossidare il lattato proveniente dal lattosio in acetato, e il citrato residuo della cagliata in ulteriori composti aromatici a corta catena con acetoino e diaceitle, che hanno un importante ruolo sul flavor [4].

L’utilizzo delle colture di maturazione Chr. Hansen può contribuire positivamente alla caratterizzazione del formaggio offrendo ai consumatori un profilo sensoriale unico e indimenticabile. Innanzitutto, il flavor, che può variare da burroso a fruttato ad erbaceo a seconda delle caratteristiche delle colture impiegate e dal modo in cui queste interagiscono con i macronutrienti del formaggio. 

Le colture di maturazione agiscono anche a livello dell’aspetto superficiale nella formazione del tipico ‘piumaggio’ dei formaggi muffettati eg. tomini, di occhiature (la cui formazione è dovuta alla produzione di propionato) [4] o di striature nel caso soprattutto di formaggi erborinati. 

L’utilizzo di microrganismi ausiliari di maturazione può accelerare l’attività fermentativa, velocizzando la fase di maturazione e riducendo tempi e costi di produzione. In ultimo, per i produttori di formaggio, è della massima importanza riuscire a controllare al meglio il prodotto nell’arco della stagionatura e shelf-life. In alcuni casi, grazie ad un maggiore controllo e standardizzazione dell’evoluzione del prodotto è possibile ottimizzare la shelf-life dello stesso, andando così ad aumentare anche la sostenibilità del prodotto, riducendone gli sprechi [5].   

Ciò nonostante, pur ricercando formaggi funzionali, i consumatori non intendono rinunciare al gusto, rendendo necessaria l’applicazione di nuove tecnologie che permettano di ottenere prodotti al tempo stesso desiderabili e con un buon profilo nutrizionale.

Cresce, inoltre, l’atteggiamento di ricerca dei consumatori verso formaggi con profili organolettici, soprattutto aroma e sapore, innovativi e mai proposti prima [2].

Formaggi light: funzionalità senza rinunciare al gusto

Nonostante l’alto valore nutritivo in proteine e vitamine del formaggio, l’elevata quantità di grassi rende necessario tenere sotto controllo il consumo di questo alimento, soprattutto per soggetti più a rischio come chi soffre di obesità e di problemi cardiovascolari. 

Questo ha portato alla messa a punto di strategie tecnologiche ad hoc in grado di ridurre il contenuto in grassi nei formaggi. Un esempio è l’impiego di colture starter produttrici di esopolisaccaridi(EPS), che grazie alla loro capacità di legare l’acqua trattenendo l’umidità, sono una valida alternativa agli idrocolloidi commerciali [7].

Tuttavia, nonostante le tecniche di caseificazione adottate o le caratteristiche del latte di partenza, il formaggio potrebbe avere caratteristiche organolettiche meno apprezzate dal consumatore: il formaggio potrebbe essere percepito più asciutto, di difficile masticazione, o con un flavor atipico.

Anche in questo caso, un approccio biotecnologico può migliorare il livello gustativo dei formaggi a ridotto contenuto di grassi, aumentandone il successo commerciale, attraverso l’ausilio di microrganismi con un’attività metabolica estremamente orientata verso la produzione di aromi o di composti coinvolti nel gusto.

Dal momento che il 50% dei consumatori a livello globale acquisterebbe formaggio magro se la qualità fosse migliore (Euromonitor International 2015), l’impiego di colture di maturazione come F-DVS® Delight™ di Chr Hansen può ripristinare l’equilibrio aromatico e conferire una giusta consistenza anche a formaggi a ridotto contenuto calorico (Fig.2).

prodotti caseari foto 2
Fig. 2 – Il 50% dei consumatori a livello globale acquisterebbe formaggio magro se la qualità fosse migliore (Euromonitor International 2015).

Una soluzione per i produttori che desiderano soddisfare la crescente domanda di formaggi più sani ma anche appetitosi e con un gusto il più simile possibile ad un prodotto tradizionale. 

Inoltre, contrariamente a molte colture di maturazione che acidificano ulteriormente la cagliata attraverso la produzione di lattato, Delight™ è adatto ad essere utilizzato in processi di caseificazione come formaggi a pasta molle, filata o alto contenuto di acqua senza rischio di post-acidificazione.

Conclusioni

La maggiore consapevolezza dei consumatori in merito alla qualità e alla sicurezza degli alimenti spinge l’industria alimentare a cercare di mantenere inalterate l’identità e le caratteristiche del prodotto. 

Tuttavia, in alcuni prodotti come i formaggi vi è una variabilità di proprietà sensoriali e reologiche così ampia che una loro standardizzazione risulta complessa. 

Per questo motivo è essenziale l’impegno di realtà aziendali come Chr. Hansen che si dedica alla definizione di soluzioni “microbiche” che possano aiutare a controllare e modulare il processo di maturazione del formaggio e sviluppare i profili aromatici ricercati dai consumatori.

Speriamo che tu abbia trovato la lettura di questo articolo sulla valorizzazione dei prodotti caseari interessante. Per altri contenuti simili, consulta la sezione Ricerca e Sviluppo del nostro sito web. E se vuoi restare sempre al passo con le ultime novità in fatto di Agrifood, iscriviti alla nostra Newsletter!

Bibliografia

[1] Managing complexity in sensorial evaluations. Chr. Hansen’s TasteIT Tool powered by Flavorwiki

[2] https://www.yourgroup.it/practice/boom-dei-formaggi-i-nuovi-trend-nella-dieta-degli-italiani/?utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=boom-dei-formaggi-i-nuovi-trend-nella-dieta-degli-italiani

[3] Forde, Amanda, and Gerald F. Fitzgerald. “Biotechnological approaches to the understanding and improvement of mature cheese flavour.” Current Opinion in Biotechnology 11.5 (2000): 484-489.

[4] Khattab, Amira R., et al. “Cheese ripening: A review on modern technologies towards flavor enhancement, process acceleration and improved quality assessment.” Trends in Food Science & Technology 88 (2019): 343-360.

[5] https://www.chr-hansen.com/en/about-us/goodbacteria/insights/great-tasting-cheese 

[6] Juan, Bibiana, et al. “Effect of inulin addition on the sensorial properties of reduced‐fat fresh cheese.” International Journal of Dairy Technology 4.66 (2013): 478-483.

[7] PV, B., Singh, R., Kumar, M., Prajapati, J. B., & Singh, R. P. (2009). Exopolysaccharides of lactic acid bacteria: a review. J Food Sci Technol, 46(1), 1-11.

Immagine di Chr. Hansen

Chr. Hansen

Il crescente interesse da parte dei consumatori di tutto il mondo verso formaggi dal gusto nuovo ed originale e verso prodotti che siano funzionali e desiderabili al tempo stesso, fa sì che l’impegno di Chr. Hansen nello sviluppare e fornire, tramite l'utilizzo delle più moderne tecnologie, microrganismi volti ad assicurare salubrità, gusto e benessere, sia ogni giorno più importante.
Infatti, al centro della strategia aziendale per il 2025 c’è proprio l'obiettivo di guidare un cambiamento che sia sostenibile e naturale: “Grow a better world. Naturally”

Chr. Hansen

Ringraziamenti

Redazione articolo a cura di Annalisa Porrelli – Food Hub

 
Tags: dieta sostenibileformaggio
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