Indice
Quali sono e come si misurano i numeri della fame: il paradosso tra obesità e malnutrizione
Il nostro è un mondo affamato e al tempo stesso in sovrappeso. Secondo l’ultimo rilevamento condotto dalla Organizzazione Mondiale della Sanità (World Health Organization – WHO) e pubblicato nel rapporto The State of Food Security and Nutrition in the World 2019 della FAO (Food And Agricultural Organization)[2], si è stimato che nel 2017 ben 820 milioni di persone non hanno avuto la possibilità di mangiare a sufficienza (hungry people) mentre circa 2 miliardi di persone sono state classificate come sovrappeso (overweight) oppure obesi (obese) [3].
Che cosa significano questi numeri?
Hungry People
La FAO e il WHO distinguono le persone che soffrono di malnutrizione in due categorie: hungry people e food insecure people. La definizione di persone affamate (hungry people) e di persone insicure dal punto di vista alimentare (food insecure) non sono esattamente sovrapponibili. In termini molto semplificati, gli affamati sono quelle persone che non hanno coperto il fabbisogno giornaliero di calorie. Gli indici maggiormente utilizzati per la stima degli affamati sono il Prevalence of Undernourishment (PoU) [4], elaborato dalla FAO ed utilizzato per la misurazione del SDG 02 [1] oppure tramite il Global Hunger Index (GHI) dell’IFPRI [5].
Considerando gli anni dal 1991 ad oggi, si è registrata una significativa diminuzione del numero di affamati (- 19%), cioè si è passati da circa 1.01 miliardi nel ‘91 a circa 820 milioni di persone nel ‘17 [3,6,7]. Sebbene questo dato sia positivo, con una lettura più attenta dei dati è possibile osservare che l’attuale numero di affamati è lo stesso del 2010.
Che cosa è accaduto? L’attuale trend positivo di riduzione degli affamati pare infatti essersi fermato nel 2015, dove è stato raggiunto il numero più basso di affamati registrato fino ad ora, cioè 784 milioni, per poi risalire a 820 milioni di persone (anche se le percentuali sono differenti).
Come emerge dalle tabelle, la percentuale maggiore di affamati abita tre continenti: Africa (generale e subsahariana), Asia e Sud America (Caraibi e A. Latina, Sud America). La maggior parte degli affamati vive in Asia (512,9 milioni) seguita dall’Africa (246 milioni, di cui circa 230 vive nell’Africa sub Sahariana) mentre il Sud America riporta numeri molto più contenuti (in tutto circa 64,6 milioni).
Food Insecure People
Gli sforzi condotti fino a qui per ridurre questo numero sembrano essere stati vanificati, soprattutto guardando alla situazione africana. Le ragioni di questo aumento vanno ricercate nell’incremento della popolazione mondiale, che ha interessato soprattutto le aree già provate dalla fame, ma anche ai cambiamenti climatici, le guerre e le situazioni di instabilità che hanno impoverito soprattutto le aree più deboli e marginali, come quelle rurali.
Sebbene la rilevazione della mancanza di calorie sia un elemento di sicuro interesse per la definizione di opportune strategie per garantire il diritto al cibo, ci sono altri aspetti che questi indici non sono in grado di rilevare, come per esempio la qualità della dieta (malnutrizione) o la stabilità dell’accesso al cibo. Per questo è necessario vedere la questione anche da un altro punto di vista, quello della insicurezza alimentare. E nel farlo, ci accorgiamo che la fame non è una questione limitata a Africa, Asia e Sud America.
L’insicurezza alimentare: non solo un problema per i paesi in via di sviluppo
L’insicurezza alimentare è riferita alla capacità di una persona di avere accesso sicuro a una sufficiente quantità di cibo sano e nutriente, in grado di garantire una crescita e uno sviluppo normale, nonché una vita sana e attiva [6]. La differenza è quindi spostata dal bisogno di assumere il giusto numero di calorie e dall’ appropriatezza della dieta, inerente soprattutto alle quantità di proteine e micronutrienti assunti.
Il numero di persone che vive nell’ insicurezza alimentare è molto più alto del numero di affamati. Si stima infatti che quasi 2 miliardi di persone vivano in queste condizioni [1], il che mina alla base tutte le premesse di sviluppo ed equità cui anela ogni serio progetto di sviluppo.
Gli indici dell’insicurezza alimentare
L’insicurezza può essere misurata attraverso vari indici, che prendono in considerazione vari aspetti della food security. L’indice individuato dalla FAO è la Food Insecurity Experience Scale (FIES) [8] e si basa sulla esperienza diretta di accesso al cibo.
Attraverso il FIES è possibile distinguere due condizioni di insicurezza alimentare:
– moderata, cioè quando la persona non è in grado di ottenere regolarmente una dieta sana e nutriente;
– severa, cioè quando una persona non solo non riesce a coprire i propri fabbisogni qualitativi con regolarità, ma addirittura non riesce a coprire i fabbisogni calorici.
Poiché il PoU e il GHI non riportano i dati dei Paesi Sviluppati, potremmo essere portati a pensare che il problema della fame non ci riguardi. Invece è un problema che riguarda ogni Paese, di entrambi gli emisferi. A titolo di esempio riportiamo il numero di persone food insicure stimato nel 2017 per Stati Uniti, Europa e Italia. In USA, circa 29,9 milioni hanno sofferto di insicurezza alimentare (di cui in condizioni severe 3,3 milioni). In Europa il numero è di 60 milioni di persone (severe 9,10 milioni) mentre in Italia sono 4,2 milioni (di cui severe 0,6) [9].
L’altro lato della medaglia: sovrappeso e obesità
Nel 2016 è stato rilevato che quasi 2 miliardi di persone (il 39% della popolazione adulta) erano in sovrappeso, di cui ben 650 milioni obese (13% della popolazione adulta) [9], cioè con un Body Mass Index (BMI) [10], superiore a 30. Tornando ai tre esempi fatti per la sicurezza alimentare, riportiamo i valori di Stati Uniti, Europa e Italia di sovrappeso e obesità.
Negli Stati Uniti il sovrappeso riguarda ben il 70,20% della popolazione adulta (di cui obesi 36,20%). In Europa questa percentuale è ben più bassa: circa il 58,7% è sovrappeso, di cui il 23,20% obeso. In Italia la percentuale di persone in sovrappeso è sopra la media europea, cioè 64,10% sovrappeso, mentre l’obesità è più bassa, cioè 19,9%.
Sebbene i dati di USA e Europa ci sembrino allarmanti, vi sono Paesi in condizioni peggiori. Per esempio, paesi come Nauru (Oceania) hanno riportato che ben il 61% della popolazione è obeso, cosi come in altre isole del pacifico (per esempio: Cook Island 55,9%, Palau 55,3%, Marshall Island 52,9% e Niue 50%) [11]. Anche l’Africa non è immune al problema del sovrappeso. Circa il 19,70% della popolazione è sovrappeso, di cui 10,6% è obeso.
Le cause dell’obesità
I motivi per cui si tende ad ingrassare vanno ricercati da un lato nell’aumento della quantità di cibo/calorie assunto, cioè nella frequenza dei pasti, nella quantità e nel valore calorico delle pietanze consumate; dall’altro c’è una larga parte della popolazione che svolge lavori sempre meno impegnativi dal punto di vista fisico ma non riduce le calorie assunte. Si potrebbe ritenere quasi che sia una conseguenza nefasta del benessere.
Molto spesso invece, il sovrappeso e l’obesità sono espressione anch’esse di insicurezza alimentare. Nel mondo occidentale, negli USA per esempio, le fasce più povere della popolazione consumano pasti sbilanciati (ricchi di carboidrati e grassi) perché più economici e semplici da ottenere.
Nei paesi dell’Oceania citati in precedenza, cosi come nei Paesi in Transizione, l’introduzione di alimenti raffinanti e ricchi di zuccheri semplici, e in generale l’aumento della quota di alimenti ad alto contenuto di carboidrati e a basso costo, ha peggiorato la qualità della dieta della popolazione locale che, per tutta una serie di fattori, si è trovata più esposta al rischio di diventare sovrappeso.
Conclusioni
È chiaro che viviamo in un mondo affamato, ma anche in sovrappeso. La divisione tra affamati e persone in sovrappeso non corre sul confine degli Stati ma lungo il perimetro dei nostri quartieri. Ma molto spesso sono due manifestazioni dello stesso problema, cioè un insufficiente accesso a cibo nutriente e sano. Prenderne atto è il primo passo per cambiare la realtà che ci circonda.
—
Speriamo che tu abbia trovato la lettura di questo articolo sul paradosso della fame tra obesità e malnutrizione interessante. Per altri contenuti simili, consulta la sezione Blog del nostro sito web. E se vuoi restare sempre al passo con le ultime novità in fatto di Agrifood, iscriviti alla nostra Newsletter!
[1] UNDP, “Goal 2: Zero hunger | UNDP,” Undp.Org, 2018. [Online]. Available: https://www.undp.org/content/undp/en/home/sustainable-development-goals/goal-2-zero-hunger.html. [Accessed: 17-Sep-2020].
[2] FAO, FAO, IFAD, UNICEF, WFP, and WHO, The State of Food Security and Nutrition in the World 2019. Safeguarding against economic slowdowns and downturns. Rome, Italy: FAO, 2019.
[3] WHO, “World hunger is still not going down after three years and obesity is still growing – UN report,” WHO, 2019. [Online]. Available: https://www.who.int/news-room/detail/15-07-2019-world-hunger-is-still-not-going-down-after-three-years-and-obesity-is-still-growing-un-report. [Accessed: 17-Sep-2020].
[4] FAO, “2.1.1 Prevalence of undernourishment | Sustainable Development Goals | Food and Agriculture Organization of the United Nations,” FAO, 2019. [Online]. Available: http://www.fao.org/sustainable-development-goals/indicators/2.1.1/en/. [Accessed: 17-Sep-2020].
[5] GHI, “Global, Regional, and National Trends – Global Hunger Index – peer-reviewed annual publication designed to comprehensively measure and track hunger at the global, regional, and country levels,” Global Hunger Index, 2019. [Online]. Available: https://www.globalhungerindex.org/. [Accessed: 17-Sep-2020].
[6] FAO, IFAD, UNICEF, WFP, and WHO, The State of Food Security and Nutrition in the World. 2017.
[7] FAO, The State of Food and Agriculture. Climate change, agriculture and food security. Rome, Italy, 2016.
[8] FAO, “The Food Insecurity Experience Scale,” Rome, 2017.
[9] WHO, “Obesity and Overweight,” WHO, 2020. [Online]. Available: https://www.who.int/en/news-room/fact-sheets/detail/obesity-and-overweight. [Accessed: 17-Sep-2020].
[10] WHO, “Body mass index – BMI,” 2020. [Online]. Available: https://www.euro.who.int/en/health-topics/disease-prevention/nutrition/a-healthy-lifestyle/body-mass-index-bmi. [Accessed: 17-Sep-2020].
[11] WHO, “GHO | By category | Prevalence of obesity among adults, BMI ≥ 30, age-standardized – Estimates by WHO region [online],” WHO, 2017. [Online]. Available: https://apps.who.int/gho/data/view.main.REGION2480A?lang=en. [Accessed: 17-Sep-2020].
I grafici sono stati presi dal sito: Our World in Data at https://ourworldindata.org/
Andrea Minardi
Andrea Minardi, PhD, è un collaboratore scientifico presso la facoltà di Scienze Agrarie Alimentari e Ambientali dell’Università Cattolica del Sacro Cuore. Si occupa di consulenza scientifica nel campo dello sviluppo agricolo e rurale nei Paesi in via di Sviluppo.